giovedì 12 febbraio 2015

Stupro a Rende, il centro antiviolenza Lanzino denuncia slut-shaming nei confronti della donna


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A Rende in provincia di Cosenza una donna denuncia uno stupro e la reazione sessista di una parte della collettività non tarda a farsi sentire. Il processo sommario nei confronti della donna che ha denunciato è già cominciato. L’imputata è lei, le sue abitudini, il suo modo di vestire. Se nei confronti del presunto colpevole si chiede a gran voce (e a  ragione) che non si sbatta “il mostro” in prima pagina con tanto di foto, nome e cognome ma si attenda l’esito del processo, il verdetto nei confronti della donna da una parte della cittadinanza è stato già pronunciato ed è quello di colpevolezza.
Il Centro antiviolenza Roberta Lanzino ha espresso solidarietà alla vittima di stupro e a tutte le donne che si trovano a vivere una situazione di violenza e a subire vittimizzazione secondaria. Si chiama slut-shaming la dinamica sociale che si ripete ancora troppo spesso in queste circostanze, una sorta di lapidazione collettiva nei confronti delle donne che denunciano violenze e le parole possono essere pietre, lo sappiamo.
“Se per affermare la colpevolezza dell’uomo aspettiamo che il processo abbia luogo e si analizzino fatti e prove, la colpevolezza di lei – dicono le donne dell’associazione Roberta Lanzino - è già decisa dalla voce maggioritaria dell’opinione pubblica, avvalorata di solito dall’evidenza dell’immoralità di lei, della sua faciloneria, della minigonna troppo corta, del tasso alcolico troppo elevato, dell’accento troppo straniero, del borsellino troppo vuoto, finanche della bellezza non proprio evidente (leggi; è anche brutta chi mai la toccherebbe. E se così fosse, dovrebbe ringraziare per le attenzioni). Il tutto contrapposto alla solida moralità e irreprensibilità di quel caro bravo ragazzo. A meno che, talvolta, non abbia anche egli un accento troppo straniero e un borsellino troppo vuoto”.
La violenza contro le donne è una fenomeno strutturale, trasversale ed  è una violazione dei diritti umani eppure non è ancora maturato profondamente nella coscienza collettiva quel cambiamento che possa far abbandonare i pregiudizi nei confronti di tutte coloro che la denunciano e la rivelano.
@Nadiesdaa

lunedì 19 gennaio 2015

Femminicidio: la Regione Puglia parte civile in un processo

La Regione Puglia per la prima volta si è costituita parte civile in unprocedimento penale per femminicidio insieme al centro antiviolenza Safiya di Polignano a Mare  e all’associazione Giraffa. Lo scorso novembre è cominciato il processo ad Antonio Colamonico accusato dell’uccisione di Bruna Bovino avvenuta  il 12 dicembre 2013 in piccolo centro estetico a Mola di Bari. Ripetendo un copione purtroppo visto molte volte, una parte della stampa aveva offuscato il ricordo della vittima rispecchiando i pregiudizi culturali che nella società italiana come nelle altre, rimuovono la violenza di genere e colpevolizzano le vittime. Grazie alla costituzione di parte civile della Regione Puglia e delle associazioni Safiya e Giraffa la realtà delle radici culturali della violenza di genere  sarà affermata in maniera ancora più forte in un aula di tribunale e potrà sensibilizzare l’opinione pubblica e cambiarne la percezione nei confronti di questo crimine.
Trent’anni di impegno delle associazioni di donne sul tema della violenza di genere hanno dato risultati. Oggi la costituzione di parte civile da parte della Regione Puglia è prevista in un articolo dellalegge regionale contro la violenza di genere varata l’estate del 2014.

Il 13 gennaio scorso la Corte D’Assise ha accolto le richieste della Regione e delle due associazioni nonostante le opposizioni dei legali dell’imputato che non ritenevano femminicidio la morte di Bruna perché non era stato conseguenza di un’aggressione sessuale e perché sarebbe stato discriminatorio nei confronti degli uomini o di qualunque altro omicidio. Il pubblico ministero invece si era opposto solo alle richieste delle associazioni Safiya e Giraffa perché i loro interessi sarebbero stati tutelati dalla Regione. Ma le motivazioni di Barbara Spinelli, avvocata del Foro di Bologna che tutela gli interessi del Centro Antiviolenza Safiya, hanno convinto i giudici. La legale  ha spiegato che nel nostro ordinamento anche reati “neutri” come l’omicidio e le lesioni possono essere considerati forme di violenza sulle donne proprio perché inclusi nella definizione adottata dalla Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2013  e l’Associazione Safiya è portatrice di un danno diretto derivante dal femminicidio di Bruna Bovino perché oltre alla lesione del diritto alla vita della donna a cui è stata usata violenza diretta ad ucciderla, il femminicidio costituisce una profonda ferita per la società tutta. Nel momento in cui a una donna, nell’ambito di una relazione sentimentale, non viene riconosciuta la dignità di persona, ed in quanto tale viene fatta oggetto di violenza, fino alla morte, ricercando poi l’impunità per il delitto commesso, l’intera collettività è responsabile per l’eliminazione di quella cultura e di concezione distorta delle relazioni che ancora oggi minano l’autodeterminazione, la libertà e finanche la vita delle donne.
Safiya sta aiutando anche le famigliari di Bruna Bovino e sta sostenendo  le spese legali e per questo ha chiesto la solidarietà delle cittadine e dei cittadini di Polignano a Mare, delle Istituzioni, dei Centri Antiviolenza della rete regionale e nazionale, delle associazioni di donne, di tutte e tutti coloro che vogliono sostenere la battaglia contro il femminicidio, perché venga ribadito il diritto alla libertà  delle donne e si spazzi via l’arcaica convinzione che  sia giustificabile l’uccisione  di una  donna che rivendica le sue scelte o che entra in conflitto con un uomo o con gli schemi imposti dalla società.

martedì 4 novembre 2014

Rimini, nel nome delle donne

Inaugura sabato 8 novembre, e resterà aperta un mese, la mostra Rimini nel nome delle donne: pensata e curata da donne per restituire una lettura del territorio capace di dare riconoscimento alle figure femminili della storia.
Tra le principali promotrici del progetto Irina Imola (Assessora ai Servizi Generali di Rimini), che dice: "Attraverso una ricostruzione storica e iconografica sapientemente organizzata si riuscirà a comprendere la straordinarietà delle donne, alle quali, durante gli anni, Rimini ha dedicato propri spazi urbani. Figure femminili più o meno conosciute ma tutte ugualmente capaci di lasciare un segno importante attraverso il loro essere-nel-mondo. Donne che hanno “segnato una strada” e alle quali oggi sono dedicate vie, parchi, rotonde e percorsi. Sempre al cammino mi riferisco: a quello di essere arrivate a rendersi evidenti al mondo quando il mondo era dominato da un imperante pensiero che le relegava in una condizione subalterna e al cammino che, ancora oggi, dobbiamo compiere per affermare, come direbbe Hannah Arendt, il nostro “chi” irripetibile, nel confronto con l’unicità dell’altro. Per le donne qualsiasi tempo è stato un tempo difficile e nemmeno oggi, dopo tante battaglie di civiltà e diritti, la donna è immune da catalogazioni, prevaricazioni, violenze. È anche per questo che ogni nostra azione deve tendere a ripristinare o a raggiungere la parità dei diritti e delle opportunità in ogni ambito. La Toponomastica può compiere un’operazione morale e intellettuale fondamentale: sottrarre all’oblio e alla non conoscenza la memoria di tante donne della storia. E oggi quali strade dovremmo percorrere per costruire il mondo che vorremmo? Io credo le sole che conducano ad un cammino di inclusione, equitá, giustizia e libertà, in cui ogni individuo può vivere il suo ruolo nel mondo, in quello spazio pubblico, aperto e plurale, per la cui esistenza varrà sempre la pena combattere e che qui celebriamo. È su queste premesse che abbiamo intrapreso, per le intitolazioni della nostra città, un cammino di parità”.
Non per niente Irina Imola fa parte, fin dalle sue origini, del gruppo della Toponomastica Femminile.

Dall'8 novembre 2014, al Palazzo del Podestà, piazza Cavour, Rimini.

Da poliziotto: chiedo scusa alla famiglia Cucchi

Servo lo Stato da 26 anni soltanto grazie a un prudente disincanto che mi permette ancora di sopravvivere tra le pieghe di quel medesimo nulla costituito per lo più da ingiustizie, bugie, miserie umane, silenzi, paure, sofferenze. 
Oggi intendo rompere quel silenzio cui si è condannati quasi contrattualmente da regolamenti di servizio che impongono e mitizzano l’obbedire tacendo, perché le parole pronunciate dal Segretario nazionale del Sap all’esito della pronuncia di assoluzione non restino consegnate anch’esse al fenomeno di cui sopra.
Il diritto di parola consentito al Segretario nazionale del Sap [Gianni Tonelli, SAP sta per Sindacato Autonomo di Polizia, ndr] gli ha permesso di esprimere ”la piena soddisfazione per l’assoluzione di tutti gli imputati” con una disinvoltura che abitualmente può trovare applicazione esclusivamente in uno stadio, ove l’unica forma di dolore può derivare abitualmente da un goal mancato e non già dalla morte violenta di un giovane celebrata in un’aula di Giustizia.
“Bisogna finirla in questo Paese di scaricare sui servitori dello Stato la responsabilità dei singoli, di chi abusa di alcol e droghe, di chi vive al limite della legalità. Se uno ha disprezzo della condizione di salute, se uno conduce una vita dissoluta, ne paga le conseguenze”.
Queste parole, in un contesto democratico che ne apprezzasse il loro peso, sortirebbero reazioni, conseguenze, interrogativi e dibattiti sul loro senso, sull’utilità e gli effetti di questa allegra scampagnata lessicale sul dolore di una famiglia - nonché una minima inchiesta semantica sul concetto di vita dissoluta e al limite della legalità.
Sarebbe da attendersi dal Segretario la spiegazione su quanto realmente produca paura in questo Paese e se l’abuso di alcol e droghe sia causa di morte per lesioni e se vi sia qualcosa di più dissoluto di un diritto calpestato.
Andrebbe preteso che ci chiarisse se quelle parole siano rappresentative di tutto l’universo della Polizia o - invece - siano la personale interpretazione di un dramma, o la recensione di un abominio. E ancora gli andrebbe richiesto se il silenzio seguito alle sue parole sia l’indicatore di un Paese dove domina sul diritto l’incertezza, sulla complessità della vita l’omologazione, sui drammi umani l’assenza di indignazione e l’ignavia.
Perciò chiedo scusa alla famiglia Cucchi per questo oltraggio infinito; per questa deriva che non può rappresentare la totalità degli appartenenti alle forze di polizia. Neppure quelli a cui per regolamento è precluso il diritto di indignarsi e di affrancarsi dalla convivenza col divieto di opinione.
Nel dubbio, semplicemente nel dubbio.
Francesco Nicito, agente della Questura di Bologna

All'agente Francesco Nicito vanno (anche) i nostri ringraziamenti; la riconoscenza di tante persone offese, ma anche, non dubitiamo, l'approvazione di molti colleghi che non possono apprezzare l'immagine nefasta che certi arroccamenti, su posizioni indifendibili, causano a tutto il corpo della Polizia di Stato.

domenica 2 novembre 2014

Le parole della violenza. I Centri antiviolenza emiliano romagnoli, a convegno il 7 novembre, si confrontano con i media

Una giornata per riflettere su media e violenza contro le donne perché le parole con il  loro significato chiamano all'esistenza tutto ciò che altrimenti sarebbe destinato a restare invisibile. 
Il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia Romagna ha organizzato il convegno Le parole della violenza. Centri antiviolenza e media si confrontano su come raccontare la violenza contro le donne che si svolgerà venerdì 7 novembre a Bologna, nella Cappella Farnese di  Palazzo d’Accursio.

Interverranno le giornaliste Marina Terragni e Luisa Betti, Antonio Farnè, presidente dell’ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna, Chiara Cretella, assegnista di ricerca all’Università Bologna e Anarkikka, autrice e vignettista. Giovanna Ferrari porterà la sua dolorosa testimonianza, già raccolta nel  libro denuncia Per non dargliela vinta, nel quale  ricostruisce passo passo i retroscena dell'assassinio della figlia.
Era l'11 febbraio del  2009 quando Giulia Galliotto venne brutalmente assassinata dal marito ma quel femminicidio subì una metamorfosi e nelle aule del tribunale come sulla carta stampata fu raccontato, a dispetto dell'evidenza dei fatti,  come un “delitto d’onore”.
Dopo gli interventi della mattina, si svolgerà una tavola rotonda e si inaugurerà la mostra fotografica Donne al Centro realizzata da Valeria Sacchetti, una giovane fotografa che dopo l’uccisione di un’amica, ha scoperto i luoghi che accolgono donne vittime di violenza. 
La mostra, nata dalla collaborazione dei centri antiviolenza NONDASOLA, Donne insieme contro la violenza e della Casa delle Donne contro la violenza, documenta i percorsi di quattro donne ospitate nelle Case Rifugio. 
Ogni foto è commentata dalle parole delle donne rivelando esperienze distanti dalla rappresentazione che i media fanno delle donne e della realtà della violenza. Nella distanza tra la rappresentazione e la realtà resiste tutta la volontà, conscia o inconscia, individuale o collettiva, di rimuovere le disparità tra uomini e donne che negli aspetti più involuti e distruttivi porta alla violenza di genere. Quella che le donne incontrano nelle relazioni di intimità, tra le pareti delle loro case, ma anche nelle strade o nei luoghi di lavoro.
@Nadiesdaa

domenica 26 ottobre 2014

Nastri Rosa S.p.A. Se il cancro al seno diventa un business

Il documentario Pink Ribbons, Inc. sarà proiettato a Bologna, sottotitolato in italiano, il 29 ottobre, h. 20,30 (Aula Magna di S. Cristina, Via del Piombo 7). 

"Pink Ribbons, Inc." è un film-documentario della National Film Board of Canada (NFB, regia di Léa Pool e prodotto da Ravida Din, Canada 2011)   riguardante le campagne del Nastro Rosa (Pink Ribbon). Il film è basato sul libro del 2006 "Pink Ribbons, Inc: il cancro al seno e la politica della filantropia" di Samantha King, professoressa associato di studi di kinesiologia e salute alla Queen University.

Un lavoro che getta nuova luce sul fenomeno del marketing rosa volto alla raccolta di fondi per la cura contro il tumore al seno - e del pinkwhashing che spesso vi si associa. In apparenza lodevole, infatti, la campagna del fiocco rosa nasconde molte ombre: come il fatto che solo una minima parte dei proventi vada realmente alla ricerca contro il cancro; mentre le compagnie farmaceutiche coinvolte commercializzano prodotti anche cancerogeni.

venerdì 24 ottobre 2014

EIGE- European Institute for Gender Equality incontra le organizzazioni della società civile

Venerdì 24 ottobre, alla Casa Internazionale delle Donne a Roma, Virginija Langbakk, direttora dell'Eige (European Institute for Gender Equality) e curatrice del rapporto sullo stato delle questioni di genere nell’Unione europea, incontrerà esperte, organizzazioni sindacali e non governative che, nel nostro Paese, si impegnano quotidianamente per la difesa dei diritti delle donne. 

 L'incontro sarà l’occasione per aprire un confronto sulle strategie politiche da adottare per migliorare la condizione delle donne in Italia e in Europa e per presentare il Rapporto Ombra sulla Piattaforma di Pechino 2009-2014. Alla fine del maggio scorso, il Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha inviato all’Onu il rapporto quinquennale sull’attuazione del programma di Pechino, senza consultare le organizzazioni non governative come chiede l'Onu. Due mesi dopo, il 24 luglio, quelle organizzazioni, tra le quali l'associazione nazionale D.i.Re - Donne in rete contro la violenza, presentavano il Rapporto Ombra dove denunciavano le carenze e le inadempienze italiane riguardo le direttive internazionali sui diritti delle donne. L’Italia è stata più volte richiamata a livello internazionale per la disattenzione in tema di politiche di genere e di tutela dei diritti delle donne vittime di violenza, solo se i governi saranno in grado di accogliere l’esperienza delle donne che si battono da anni per l’uguaglianza, la dignità e la libertà delle donne, ci potrà essere un cambiamento nel nostro Paese. @Nadiesdaa