martedì 4 novembre 2014

Da poliziotto: chiedo scusa alla famiglia Cucchi

Servo lo Stato da 26 anni soltanto grazie a un prudente disincanto che mi permette ancora di sopravvivere tra le pieghe di quel medesimo nulla costituito per lo più da ingiustizie, bugie, miserie umane, silenzi, paure, sofferenze. 
Oggi intendo rompere quel silenzio cui si è condannati quasi contrattualmente da regolamenti di servizio che impongono e mitizzano l’obbedire tacendo, perché le parole pronunciate dal Segretario nazionale del Sap all’esito della pronuncia di assoluzione non restino consegnate anch’esse al fenomeno di cui sopra.
Il diritto di parola consentito al Segretario nazionale del Sap [Gianni Tonelli, SAP sta per Sindacato Autonomo di Polizia, ndr] gli ha permesso di esprimere ”la piena soddisfazione per l’assoluzione di tutti gli imputati” con una disinvoltura che abitualmente può trovare applicazione esclusivamente in uno stadio, ove l’unica forma di dolore può derivare abitualmente da un goal mancato e non già dalla morte violenta di un giovane celebrata in un’aula di Giustizia.
Bisogna finirla in questo Paese di scaricare sui servitori dello Stato la responsabilità dei singoli, di chi abusa di alcol e droghe, di chi vive al limite della legalità. Se uno ha disprezzo della condizione di salute, se uno conduce una vita dissoluta, ne paga le conseguenze”.
Queste parole, in un contesto democratico che ne apprezzasse il loro peso, sortirebbero reazioni, conseguenze, interrogativi e dibattiti sul loro senso, sull’utilità e gli effetti di questa allegra scampagnata lessicale sul dolore di una famiglia - nonché una minima inchiesta semantica sul concetto di vita dissoluta e al limite della legalità.
Sarebbe da attendersi dal Segretario la spiegazione su quanto realmente produca paura in questo Paese e se l’abuso di alcol e droghe sia causa di morte per lesioni e se vi sia qualcosa di più dissoluto di un diritto calpestato.
Andrebbe preteso che ci chiarisse se quelle parole siano rappresentative di tutto l’universo della Polizia o - invece - siano la personale interpretazione di un dramma, o la recensione di un abominio. E ancora gli andrebbe richiesto se il silenzio seguito alle sue parole sia l’indicatore di un Paese dove domina sul diritto l’incertezza, sulla complessità della vita l’omologazione, sui drammi umani l’assenza di indignazione e l’ignavia.
Perciò chiedo scusa alla famiglia Cucchi per questo oltraggio infinito; per questa deriva che non può rappresentare la totalità degli appartenenti alle forze di polizia. Neppure quelli a cui per regolamento è precluso il diritto di indignarsi e di affrancarsi dalla convivenza col divieto di opinione.
Nel dubbio, semplicemente nel dubbio.
Francesco Nicito, agente della Questura di Bologna

All'agente Francesco Nicito vanno (anche) i nostri ringraziamenti; la riconoscenza di tante persone offese, ma anche, non dubitiamo, l'approvazione di molti colleghi che non possono apprezzare l'immagine nefasta che certi arroccamenti, su posizioni indifendibili, causano a tutto il corpo della Polizia di Stato.

domenica 2 novembre 2014

Le parole della violenza. I Centri antiviolenza emiliano romagnoli, a convegno il 7 novembre, si confrontano con i media

Una giornata per riflettere su media e violenza contro le donne perché le parole con il  loro significato chiamano all'esistenza tutto ciò che altrimenti sarebbe destinato a restare invisibile. 
Il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia Romagna ha organizzato il convegno Le parole della violenza. Centri antiviolenza e media si confrontano su come raccontare la violenza contro le donne che si svolgerà venerdì 7 novembre a Bologna, nella Cappella Farnese di  Palazzo d’Accursio.

Interverranno le giornaliste Marina Terragni e Luisa Betti, Antonio Farnè, presidente dell’ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna, Chiara Cretella, assegnista di ricerca all’Università Bologna e Anarkikka, autrice e vignettista. Giovanna Ferrari porterà la sua dolorosa testimonianza, già raccolta nel  libro denuncia Per non dargliela vintanel quale  ricostruisce passo passo i retroscena dell'assassinio della figlia.
Era l'11 febbraio del  2009 quando Giulia Galliotto venne brutalmente assassinata dal marito ma quel femminicidio subì una metamorfosi e nelle aule del tribunale come sulla carta stampata fu raccontato, a dispetto dell'evidenza dei fatti,  come un “delitto d’onore”.
Dopo gli interventi della mattina, si svolgerà una tavola rotonda e si inaugurerà la mostra fotografica Donne al Centro realizzata da Valeria Sacchetti, una giovane fotografa che dopo l’uccisione di un’amica, ha scoperto i luoghi che accolgono donne vittime di violenza. 
La mostra, nata dalla collaborazione dei centri antiviolenza NONDASOLA, Donne insieme contro la violenza e della Casa delle Donne contro la violenza, documenta i percorsi di quattro donne ospitate nelle Case Rifugio. 
Ogni foto è commentata dalle parole delle donne rivelando esperienze distanti dalla rappresentazione che i media fanno delle donne e della realtà della violenza. Nella distanza tra la rappresentazione e la realtà resiste tutta la volontà, conscia o inconscia, individuale o collettiva, di rimuovere le disparità tra uomini e donne che negli aspetti più involuti e distruttivi porta alla violenza di genere. Quella che le donne incontrano nelle relazioni di intimità, tra le pareti delle loro case, ma anche nelle strade o nei luoghi di lavoro.
@Nadiesdaa

domenica 26 ottobre 2014

Nastri Rosa S.p.A. Se il cancro al seno diventa un business

Il documentario Pink Ribbons, Inc. sarà proiettato a Bologna, sottotitolato in italiano, il 29 ottobre, h. 20,30 (Aula Magna di S. Cristina, Via del Piombo 7). 

"Pink Ribbons, Inc." è un film-documentario della National Film Board of Canada (NFB, regia di Léa Pool e prodotto da Ravida Din, Canada 2011)   riguardante le campagne del Nastro Rosa (Pink Ribbon). Il film è basato sul libro del 2006 "Pink Ribbons, Inc: il cancro al seno e la politica della filantropia" di Samantha King, professoressa associato di studi di kinesiologia e salute alla Queen University.

Un lavoro che getta nuova luce sul fenomeno del marketing rosa volto alla raccolta di fondi per la cura contro il tumore al seno - e del pinkwhashing che spesso vi si associa. In apparenza lodevole, infatti, la campagna del fiocco rosa nasconde molte ombre: come il fatto che solo una minima parte dei proventi vada realmente alla ricerca contro il cancro; mentre le compagnie farmaceutiche coinvolte commercializzano prodotti anche cancerogeni.

venerdì 24 ottobre 2014

EIGE- European Institute for Gender Equality incontra le organizzazioni della società civile

Venerdì 24 ottobre, alla Casa Internazionale delle Donne a Roma, Virginija Langbakk, direttora dell'Eige (European Institute for Gender Equality) e curatrice del rapporto sullo stato delle questioni di genere nell’Unione europea, incontrerà esperte, organizzazioni sindacali e non governative che, nel nostro Paese, si impegnano quotidianamente per la difesa dei diritti delle donne. 

 L'incontro sarà l’occasione per aprire un confronto sulle strategie politiche da adottare per migliorare la condizione delle donne in Italia e in Europa e per presentare il Rapporto Ombra sulla Piattaforma di Pechino 2009-2014. Alla fine del maggio scorso, il Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha inviato all’Onu il rapporto quinquennale sull’attuazione del programma di Pechino, senza consultare le organizzazioni non governative come chiede l'Onu. Due mesi dopo, il 24 luglio, quelle organizzazioni, tra le quali l'associazione nazionale D.i.Re - Donne in rete contro la violenza, presentavano il Rapporto Ombra dove denunciavano le carenze e le inadempienze italiane riguardo le direttive internazionali sui diritti delle donne. L’Italia è stata più volte richiamata a livello internazionale per la disattenzione in tema di politiche di genere e di tutela dei diritti delle donne vittime di violenza, solo se i governi saranno in grado di accogliere l’esperienza delle donne che si battono da anni per l’uguaglianza, la dignità e la libertà delle donne, ci potrà essere un cambiamento nel nostro Paese. @Nadiesdaa

venerdì 10 ottobre 2014

In principio era il buio? No! In principio erano le società matriarcali

Il 9 ottobre, Heide Goettner Abendroth ha presentato, nella sala Carla Lonzi della Casa Internazionale delle Donne, Le società matriarcali. Studi sulle culture indigene del mondo. Nata in Germania nel 1941, ha conseguito un dottorato di ricerca in filosofia nel 1973 presso l'Università di Monaco. Dopo aver lavorato per vari anni in ambito accademico ha deciso di staccarsene per dedicarsi completamente e in modo indipendente agli studi delle società matriarcali con l'obiettivo di indagarne gli aspetti sociali, politici, artistici e spirituali.
Nel 1986 ha fondato l’Accademia Hagia per gli Studi Matriarcali Moderni, punto di riferimento internazionale della spiritualità della Dea e per la costruzione di nuovo paradigma culturale fondato sulla cura su l rispetto della Madre Terra e la spiritualità femminile. Quelle matriarcali erano società pacifiche che conoscevano il senso del limite che non sfruttavano la natura o altri esseri viventi. Si fondavano sull’uguaglianza e non conoscevano rapporti di dominio o di potere dove la relazione tra donne e uomini era su una base egualitaria. Abendroth grazie al suo libro ci offre una lettura appassionante sulle origini e la struttura di quelle culture, alla ricerca dello spirituale femminile, rimosso dalle società fondate sul dominio e sul patriarcato, e mai perduto. Il matriarcato inteso come “all’inizio le madri” e non come dominio delle madri è esistito nel passato ed è sopravvissuto sotto forme politiche e religiose imposte dall’esterno. Così, spiega, rispondendo ad alcune domande, erano le società che i moderni studi matriarcali ci stanno rivelano, fondate sul lavoro di cura e sull’economia del dono.
Ma perché ci sono state resistenze nei confronti degli studi delle società matriarcali?
In passato gli studi matriarcali tradizionali, cominciati da Bachofen nel 1861 e da Morgan nel 1851, non sono stati approfonditi perché erano frammentati e distorti. Erano infarciti di ideologia occidentale patriarcale e di pregiudizi maschili e di una mancanza di definizione chiara e appropriata. Lo stesso discorso vale per gli archeologi e gli antropologi che hanno trattato questo argomento . Ecco perché il “matriarcato” è sempre stato erroneamente definito come il “potere delle donne” e ha fatto introdurre termini distorti ancora più deboli come “matristico, matrilocale, gilanico” ecct. Quando si è arrivati a una definizione chiara e scientifica, i Moderni Studi Matriarcali hanno iniziato a entrare in gioco. Qui il “matriarcato” definisce società centrate sul materno, in cui vige uguaglianza tra i genere. Non c’è dominio di un genere su un altro. Queste società sono orientate al bisogno e non al potere e tutte le decisioni vengono prese secondo il metodo del consenso da tutti i membri della comunità.
Quali sono le testimonianze “più forti” dell’esistenza nell’antichità di un lungo periodo in cui le società vennero governate da culture matrilineari?
Le società matriarcali esistenti sono nuovamente fonte di ricerca rinnovata e da esse gli studiosi possono imparare a reinterpretare le società pre -patriarcali che in passato sono state poco comprese a causa di una proiezione dell’ideologia patriarcale e di un pregiudizio maschile derivante dal passato. Alcuni archeologi come M. Gimbutas e archeo linguistici come Haarmann, iniziarono già questo percorso analizzando i reperti nei loro rispettivi campi di studio.
E’ possibile che la consapevolezza dell’esistenza di società matriarcali e la maggiore conoscenza della loro organizzazione possa diventare un modello di riferimento per cambiare il nostro modo di ripensare la società e la relazione tra donne e uomini e anche della relazione con la natura e l’ambiente?
Certamente! Non solo è possibile, ma sta già avvenendo. Negli ultimi decenni, i Moderni Studi Matriarcali hanno avviato un ampio campo di conoscenza che include un nuovo paradigma sociale sia per le relazioni tra uomini e donne che tra umani e natura.
La riscoperta delle società matriarcali potranno contribuire al recupero e valorizzazione del femminile simbolico?
Una nuova e appropriata comprensione delle società matriarcali non solo valorizza il femminile simbolico, ma aiuta a riconsiderare il ruolo delle donne e degli uomini nella società, l’economia, la politica, e la cultura in generale. La gerarchia patriarcale in queste società non esiste così come non c’è violenza sulle donne o sui bambini. La gente si organizza in modo collaborativo e nell’uguaglianza. Uomini e donne hanno le loro sfere di azione, di economia e di ritualità, entrambe le sfere sono collegate in modo complementare, così come esiste sia la sfera di un simbolismo femminile che di un simbolismo maschile. Il simbolo del materno è il prototipo, perché il matriarcato si basa sui valori materni come la cura, il nutrimento, la negoziazione, la costruzione della pace: valori che riguardano sia gli uomini che le donne.
Come possiamo recuperare il valore del dono in un mondo dove il denaro e la finanza stanno contaminando ogni aspetto della vita di ogni essere umano mettendo in discussione diritti, cambiando il senso delle relazioni umane e persino il rapporto con il nostro corpo proposto sempre più come un prodotto. E’ possibile vincere contro sistemi così forti?
L'economia del dono, secondo il pensiero di Geneviève Vaughan, è la base dell'economia nelle società matriarcali. I beni circolano come dei doni, l'ideale non è l'accumulazione ma la loro distribuzione che rende migliore la vita di ciascuno/a . Questo, anche, è un principio materno. Gli occidentali consapevoli non sono interessati a vincere contro i sistemi forti, piuttosto si organizzano in movimenti e cerchi alternativi, che se crescessero di numero provocherebbero un impoverimento dal basso dell'economia monetaria e di altri sistemi di sfruttamento. Si tratta di rifiutare di far parte di questi sistemi di dominio, della mercificazione della nostra vita e di vivere in un altro modo. Tutte e tutti possiamo far parte di questo rifiuto, se lo desideriamo!

venerdì 3 ottobre 2014

Per una finanza etica: incontriamoci a Ferrara

La Finanza Etica a Ferrara, in occasione del Festival di Internazionale.


• Venerdì 3 ottobre, al Chiostro di San Paolo, h. 19
Il valore dei soldi Ugo Biggeri (autore del libro e Presidente di Banca Etica ed Etica SGR) e Debora Rosciani - Radio24) presentano il libro "Il valore dei soldi"

• Sabato 4 ottobre, al Cinema Apollo, h. 14
La lobby più potente del mondo: ne parlano Kenneth Haar (della Corporate Europe Observatory,  autore della ricerca “The fire power of the financial lobby”); Aline Fares (Finance-Watch); Ugo Biggeri (pres. di Banca Etica); Modera Nunzia Penelope, (autrice di “Caccia al tesoro”, “Soldi Rubati”, “Ricchi e Poveri”).
Conoscere l'esercito di lobbisti della finanza che affollano le istituzioni europee (definiti dall'ex Commissario Europeo Algirdas Semeta "la lobby più potente del mondo") e le loro attività è necessario per riuscire ad agire nella direzione di limitare l'influenza nefasta dei poteri finanziari e tentare di definizione nuove regole per una finanza trasparente e al servizio dell'economia reale.

giovedì 25 settembre 2014

Siglato il protocollo di intesa tra ANCI Emilia-Romagna e i Centri Antiviolenza dell'Emilia Romagna

Il Coordinamento regionale dei Centri antiviolenza e l'Anci Emilia Romagna, il 22 settembre scorso, hanno sigliato un protocollo di intesa per realizzare iniziative e progetti a sostegno di donne vittime di violenza.
Sono 13 i Centri Antiviolenza che aderiscono al Coordinamento e alcuni di questi fanno parte anche dell'associazione nazionale D.i.Re. Da anni i Centri del Coordinamento collaborano a progetti per donne vittime di violenza e raccolgono dati statistici sulle donne accolte che ogni anno, sono in media più di tremila. Il documento firmato da Angela Romanin, vicepresidente del Coordinamento dei Centri antiviolenza e da Daniele Manca, presidente ANCI regionale, rispecchia il protocollo di intesa firmato il 16 maggio 2013 da D.i.Re e dall'Anci nazionale e prevede una forte collaborazione tra istituzioni e centri antiviolenza per migliorare la qualità degli interventi di contrasto alla violenza maschile contro le donne. Tra gli obiettivi quello di colmare la lacuna della carenza di posti letto per donne vittime di violenza inserendo nei Piani Distrettuali per la Salute e il benessere sociale di ogni ambito territoriale un Centro antiviolenza ed una Casa Rifugio con finanziamenti adeguati che diano stabilità al progetto e di favorire il lavoro di rete tra istituzioni e centri antiviolenza. Un altro aspetto importante del protocollo riguarda la formazione che sarà rivolta agli operatori socio sanitari e di giustizia che accolgono le richieste di aiuto delle donne e tutte le attività di sensibilizzazione al problema della violenza con il coinvolgimento degli istituti scolastici.
I contenuti del Protocollo e delle Linee Guida per il contrasto alla violenza maschile, rivolte agli operatori e alle operatrici dei Servizi Sociali approvate da ANCI regionale e D.i.re saranno presentati agli amministratori locali e ai dirigenti dei Comuni, delle Unioni e delle ASP, e con loro discussi, in un Seminario che si svolgerà il 7 ottobre a Bologna. Sarà il primo momento di attuazione del Protocollo in vista, peraltro, del 25 novembre Giornata Internazionale Contro la Violenza alle donne.